venerdì 2 maggio 2014

ATCV.Solo a Venezia

Son salito su un motoscafo 5.2.Pioveva a dirotto e la gente saliva,spingendo a piu' non posso.Eravamo davanti,in quello spazio angusto schiacciati come le acciughe buttati uno addosso all'altro.I finestrini erano chiusi e bloccati,non passava aria.Non c'era lo spazio vitale.Lo spazio vitale,quello spazio indispensabile per potersi muovere,per non stare male. 30 minuti.30 lunghi minuti coi vetri appannati senza poter vedere fuori,senza capire dove ci si trovava.Con un gruppo di tedeschi seduti che gridavano come i matti e tre o quattro veneziani in piedi.Sotto il diluvio.Per un momento ho pensato : se questo va a sbattere muoriamo tutti.L'acqua non e' come la strada.l'acqua muove il mezzo,lo dimena,lo fa dondolare.Immaginate il dondolio di una barca piena di persone,zeppa.Come quelle che arrivano a Lampedusa colme di persone che scappano per trovare fortuna.Ma noi non stiamo scappando,stiamo prendendo un mezzo per rientrare a casa,per andare al lavoro,per vivere.E lo paghiamo.Tanto o poco,lo paghiamo.Non capisco come si possa far viaggiare la gente cosi,non capisco perche' non esistano delle regole precise da far rispettare anche all ACTV.UNO SCHIFO.

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