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lunedì 2 giugno 2014

L'aquilone

La verita' e' che siamo come degli aquiloni.Qualche volta voliamo lontano e ci spogliamo di ogni paura,qualche volta voliamo basso e torniamo a toccar terra con mano chiudendoci come dei ricci.Ma in verita' anche, e' meglio vivere sempre un po' sollevati da terra,come se nulla ci appartenesse davvero,come se in fondo facessimo parte di un altro pianeta da dove per sbaglio siam giunti qui,osservatori.Come un aquilone.
Per anni ho preso tante cose di petto,mi innervosivo,mi arrabbiavo con me stesso,perche' le cose non andavano come avrei voluto io.Poi piano piano e sempre guardando la terra come fossi un aquilone ho cominciato a capire che le cose non potevano andar sempre come piacevano a me.Ho imparato a perdonare molte cose,a giustificare nel mio cuore chi ha sbagliato con me.E cosi ho imparato ad accettare,ad accettare che se c'era il sole qualche giorno ci sarebbe stata anche la pioggia e che quella pioggia sarebbe servita a far crescere dei fiori meravigliosi,perche' una terra senza fiori non sarebbe stata una terra per me. Innervosirrsi perche' pioveva e si doveva uscire con l'ombrello era assurdo,era davvero come dire oggi mi arrabbio perche' al posto della pasta mangio il minestrone.Forse siam stati anche un po' tutti viziati e abbiamo avuto troppo.Carezze,tavole imbandite,frigoriferi pieni.E tutto era normale.Arrivare a casa ed aprire il frigo mettendosi in bocca la prima merendina che si trovava o il primo pezzo di emmenthal che ci si trovava davanti.Senza chiedersi mai,da dove arrivava e come mai quel pezzo di formaggio si trovava li dentro.
Ce lo comperavano i nostri genitori per non farci mancare niente,i vestiti,le scarpe,i primi telefoni.Gia', dico i primi perche' negli anni novanta avere un telefono era un lusso ancora di pochi.Il primo che ebbi lo presi usato ( come al solito accade al secondogenito) da mio fratello.Piu' che un telefono un cassone,con una batteria che pesava venti kili e che si usava esclusivamente per esibizionismo dato che si chiamava solo a casa per dire butta la pasta.Poi ci siamo abituati,la tecnologia,i grandi passi,i telefoni iphone,3,4,4s,4m,4z.Chi piu' ne ha piu' ne metta.Addirittura viene annunciata l'uscita del nuovo iphone e code senza fine di gente davanti ai negozi aspettano di entrare per pagare sei o settecento euro di un telefonino." Me tirasse " si dice a Venezia.Lo hanno ormai tutti, se lo sono comperato o per non sentirsi inferiori se lo son preso a costo zero con un contratto telefonico obbligatorio per almeno qualche anno.Ma ci lamentiamo della crisi e che non si tira a fine mese.Ed e' vero,la crisi c'e' e si sente.Perfino a Venezia,la citta' dove il turismo ha sempre portato turisti di un certo spessore,oggi anche li i turisti soggiornano per una giornata con un mangiare a sacco e dopo aver calpestato furtivamente tutti i masegni della citta' piu' bella del mondo,se ne vanno indisturbati senza aver manco capito di esser stati a Venezia.Tutto e' compulsivo.Si mettono sul vaporetto numero due e spingendosi l'un l'altra scattano foto a casaccio con la macchina digitale o con quell'aggeggio che pare un televisore.Se il ponte di Rialto sfugge a qualcuno,la moglie da dietro grida : Giovanni,il ponte devi prendere.Come se lo dovesse smontare per portarselo a casa.
E cosi Giovanni scatta velocemente qualche foto al ponte prima di proseguire sul canal grande.La osservo da li sopra la citta',da sopra quel ponte che da bambino non potevo sopportare perche' mi faceva girare la testa.
Penso che dall'alto e' tutto piu' bello e tutto inspiegabilmente piu' limpido.E mi sento cosi,sereno di poter osservare quei dettagli che a qualcuno sfuggono.Mi confondo tra la gente che parla,grida,ma e' tutto ovattato.Mentre la mia citta' si affolla di piedi di ogni misura e soffoca fra la gente,io mi coloro di Lei e la osservo dall'alto.....come fossi un aquilone.

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